DISEGNO DI LEGGE d'iniziativa della senatrice PALERMI,
COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL ,2007
Delega al Governo per il superamento dei Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza di cui al Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero di cui al D.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, e nuove modalità di ingresso e soggiorno del cittadino straniero extracomunitario sul territorio nazionale
RELAZIONE
ONOREVOLI SENATORI. - Scopo del disegno di legge che presentiamo è quello di dare attuazione ad un accordo programmatico del Governo e cioè il superamento dei Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza. Ma questo non è l'unico e nemmeno il più importante motivo. Si tratta, da un lato, di superare l'approccio al fenomeno dell'immigrazione che appare repressivo e punitivo e che considera la presenza dell'immigrato irregolare come una minaccia, non già come una risorsa per l'intero Paese, e soprattutto, dall'altro lato, occorre cancellare quei centri che sono divenuti una vera e propria "vergogna" per il nostro Paese per le condizioni di vivibilità che, a detta della Commissione De Mistura, si sono rivelate in alcuni casi "inaccettabili", per l'igiene, la promiscuità e la mancanza totale dei più elementari diritti concessi agli esseri umani. Le strutture, previste per l'accoglienza e il soccorso, si sono trasformate col tempo in "prigioni di prima o di seconda istanza" dove sono negati i più elementari diritti di difesa e che devono essere al più presto, in attesa di una loro rapida chiusura, trasformati in luoghi in cui l'accoglienza e il soccorso deve essere molto breve e avere come unico obiettivo la definizione della posizione giuridica dello straniero.
Con il presente disegno di legge delega intendiamo indicare criteri e principi direttivi a cui il Governo deve attenersi nella definizione delle norme che giungano al superamento dei Centri di Permanenza Temporanea, indicando altresì norme che riescano a tentare di arginare "a monte" il fenomeno della clandestinità e altre norme che risolvano nell'immediato i problemi più gravi di denegazione dei diritti elementari.
La materia dell'immigrazione è disciplinata in Italia da una legge organica, il Testo Unico Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, recentemente modificato dalla cosiddetta legge Bossi-Fini, una legge profondamente ingiusta e xenofoba che erode i fondamenti della nostra democrazia. Per partecipare in ugual modo alla sfera pubblica, a tutti i soggetti devono essere garantiti gli stessi diritti umani, sociali, di cittadinanza. I migranti vengono ridotti a "macchine da lavoro", strumenti di un moderno schiavismo "usa e getta", utili solo finché servono alle nostre economie. La globalizzazione fa circolare liberamente mezzi finanziari e merci ma non i migranti. Le modifiche introdotte dal precedente Governo di destra rendono più difficoltoso l'ingresso e il soggiorno regolare dello straniero, agevolandone l'allontanamento, oltre ad aver riformato in modo estremamente restrittivo la disciplina dell'asilo.
Mentre si esalta la ricetta della flessibilità a tutti i lavoratori comunitari, per i migranti si richiede l'obbligo di avere un lavoro a tempo indeterminato per poter entrare regolarmente in Italia, oltre ad un alloggio e al biglietto di ritorno nel Paese d'origine. Il meccanismo fondamentale di regolazione dell'immigrazione resta fondato sulla politica dei flussi, con la predisposizione annuale di un decreto apposito, con il quale il Governo indica quanti cittadini stranieri possono fare ingresso in Italia per motivi di lavoro. Si intende così governare il fenomeno migratorio imponendo limiti numerici agli stessi. Tuttavia la politica dei flussi è inesistente o molto riduttiva.
Con i criteri indicati all'articolo 2 del presente disegno di legge si cerca di indicare una metodologia per offrire la possibilità al migrante, da un lato di superare una delle questioni più problematiche per quel che riguarda l'ingresso regolare, costituita dal funzionamento degli uffici consolari italiani e, dall'altro di poter risolvere nel proprio Paese, attraverso appositi uffici attrezzati presso le sedi consolari e le ambasciate italiane, la ricerca di possibilità di lavoro in Italia. Istituendo altresì l'istituto del permesso temporaneo per la ricerca di lavoro in Italia. Riteniamo che queste misure possano efficacemente riuscire a limitare il numero delle persone che attualmente riempiono a dismisura i Cpt.
La lettere l), m), n), o), p) e q) del disegno di legge indicano i criteri volti a ripristinare, in attesa del superamento o della chiusura dei Cpt, così come si presentano oggi, condizioni minime di vivibilità e di umanizzazione oltre che garantire quei diritti sociali, che ogni convenzione internazionale, ogni Paese civile e ogni stato democratico dovrebbero far rispettare e soprattutto riconoscere ad ogni essere umano.
Art. 1
(Delega al Governo)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro 12 mesi dall'entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi, su proposta del Ministro della solidarietà sociale di concerto con il Ministro dell'interno, al fine di assicurare il superamento dei Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza previsti nel Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero di cui al Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nonché al fine di disciplinare le modalità di ingresso e soggiorno del cittadino straniero extracomunitario sul territorio nazionale, con l'osservanza dei principi e dei criteri direttivi di cui all'articolo 2.
2. Gli schemi dei decreti di cui al comma 1 sono trasmessi alle competenti commissioni parlamentari ai fini dell'espressione del parere da rendersi entro 30 giorni dall'assegnazione degli schemi medesimi.
3. I decreti legislativi di cui al comma 1 devono contenere l'indicazione espressa delle norme del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero di cui al Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 modificate o abrogate in quanto non compatibili con i principi di cui alla presente legge.
La malapianta dell'intolleranza di Giovanni Morsillo
14 Set 2005
La malapianta dell’intolleranza
di Giovanni Morsillo
14 settembre 2005
Leggete l'articolo "Laura, 6 anni, sporca negra" pubblicato da www.repubblica.it. Molte domande ci trafiggono la mente e si confondono nella nostra coscienza in assenza di risposte. Una preoccupazione su tutte sfonda la barricata delle questioni umanitarie, civili, democratiche e culturali che ci sommerge, e si impone: dove stiamo andando? Subito si corregge: dove ci stanno conducendo?
Per arrivare a Ponte Galeria, si deve uscire da Roma, direzione Fiumicino, e percorrere un pezzo di campagna romana. Ponte Galeria, da qualche anno ha smesso di essere una delle tappe intermedie prima di arrivare a Fregene, il mare dei "romani", per assumere il suono sinistro di uno dei luoghi dove hanno sede quei Centri di permanenza temporanea (Cpt) che per bocca degli stessi che li hanno pensati, si sono rivelati delle assurdità giuridiche. I Cpt, infatti differiscono pochissimo dalle carceri, spesso in peggio, pur ospitando cittadini stranieri che non hanno commesso nessun reato se non quello di essere sprovvisti di quel pezzo di carta che si chiama permesso di soggiorno e che per tutti gli immigrati rappresenta il discrimine fra legalità e illegalità. In questo Centro lunedì scorso si è recata una delegazione del partito dei Comunisti italiani, composta dai parlamentari Gabriella Pistone e Roberto Sciacca e dal responsabile del Dipartimento immigrazione Maurizio Musolino, accompagnata da Alessia Montuori, segretaria nazionale dell'associazione Senzaconfine. All'interno del Cpt attraverso i colloqui intrattenuti con i cittadini "reclusi" è emersa tutta l'assurdità di queste strutture. La questione, ancora una volta, non è la gestione, spesso fatta in modo apprezzabile dagli enti preposti (in questo caso la Croce Rossa), ma una normativa che permette di rinchiudere persone colpevoli di essere incappati nella rete di una burocrazia assurda e stupida. E così si incontra un ragazzo nato e vissuto da sempre a Mazzara del Vallo, in Sicilia, il padre alla nascita non aveva richiesto la cittadinanza italiana e si ritrova ora ad avere il passaporto di un Paese in cui non è mai stato, la Tunisia. E' in attesa di essere espulso. Si domanda: dove? e perché? E come lui tanti altri. Una ragazza rom arrestata per un tentato furto ha scontato la sua pena in carcere, una volta libera si è ritrovata a Ponte Galeria perché non aveva documenti. Ora rischia l'espulsione in qualche Paese dei Balcani, se verrà riconosciuta da qualche consolato. In Italia ha famiglia e quattro bambini, ma la legge non sente ragioni. L'elenco potrebbe continuare a lungo. Dentro al Centro intorno alla delegazione si stringe un nuvolo di immigrati, ognuno desideroso di esporre la propria situazione. Già perché nei Cpt l'ingresso agli avvocati e negato, come l'ingresso ai giornalisti. Il diritto e l'informazione: due pilastri di una democrazia.
Migranti e diritti: Noantri e gli altri di Alessandra Valentini
12 Mag 2005
MIGRANTI E DIRITTI: NOANTRI E GLI ALTRI
Articolo pubblicato su Rinascita di Venerdì 13 maggio 2005
di Alessandra Valentini
Noi e gli altri, noantri, dicono a Roma in un’espressione che definisce noi attraverso il riconoscimento dell’altro. In un’Europa ed in una Italia che oggi troppo spesso si scopre razzista, il linguaggio ci viene in soccorso con l’espressione spesso in uso di “noi altri”, quasi un ossimoro tra identità ed alterità, che spiega come in ognuno di noi ci sia qualcosa di altro, che ci può unire nello scambio e nella partecipazione. Scambio, partecipazione ed interazione sono state le parole chiave del convegno organizzato a Roma lunedì dal Pdci. Un convegno che, con oratori di alto livello, e piccoli cambiamenti anche lessicali ha voluto dare una cifra diversa per parlare della questione immigrazione. Il titolo è Migranti e Diritti, binomio semplice ma non scontato nella discussione attuale, che troppo spesso ha considerato l’immigrazione come un problema di settore e non come un punto fondamentale della nostra società e del nostro Stato, sul quale si gioca la natura di Paese democratico. Da qui l’importanza dei diritti, che soli rendono ogni persona umana cittadino. Di cittadini e di diritti ha parlato Maurizio Musolino, responsabile Immigrazione del Pdci, quando ha ricordato la legge Bossi-Fini che disegna le schiavitù del nuovo millennio, una legge aberrante, da cancellare, ma anche una «legge in contraddizione con un’altra legge orribile di questo governo e cioè la legge 30. Paradossalmente, infatti, con la Bossi-Fini si richiede all’immigrato un contratto che oggi sempre meno lavoratori, anche italiani, sono in grado di ottenere, il contratto a tempo determinato». Loy della Uil ha parlato di “assoluta schizofrenia del legislatore”. Toni severi anche da Pietro Soldini della Cgil. Ma oltre alla Bossi-Fini Musolino ha denunciato il bluff delle destre sul diritto di voto per gli immigrati, la questione del diritto d’asilo e l’esistenza dei Centri di permanenza temporanea. Da qui e da anni di lavoro sul campo, l’impegno di riscrivere una legge sull’immigrazione per cancellare e superare la legislazione vigente. Un impegno che dovrà vedere il Pdci lavorare insieme alle associazioni, agli immigrati, ai sindacati. Il programma del convegno è stato già un piccolo cantiere per questo lavoro. Dopo Musolino ha preso la parola il giornalista della Rai Touadì, sottolineando come nelle elezioni regionali «il tema dell’immigrazione non è stato al centro del dibattito politico-elettorale. Un lusso che la politica non può permettersi, proprio quando gli immigrati subiscono le conseguenze della Bossi-Fini, che genera uno stallo totale e consegna le persone ai “mercanti” dei visti e degli ingressi clandestini». Non meno forte il giudizio espresso da Touadì, ma anche dagli altri oratori, sui Cpt, creati dalla legge Turco-Napolitano e che rappresentano «la faccia più brutta e più antidemocratica». Per Dentico del gruppo di lavoro Cpt di Camera e Senato «è necessario uscire dalla logica dei Cpt, dove vengono violati il diritto alla difesa, la richiesta di asilo, il diritto alla salute». Domenico Gallo, magistrato ed esponente di Magistratura democratica, ha parlato per i Cpt di «un regime carcerario estraneo al circuito penale delle garanzie. Esiste una popolazione esclusa dai diritti». La denuncia di Gallo è stata senza mezzi termini, «per la prima volta – ha affermato – dalle leggi razziali ci troviamo di fronte ad una rottura del principio di eguaglianza». Anche Melandri dell’associazione Chiama l’Africa ha invocato leggi rispettose dei diritti. Ma la questione non è solo giuridica ed organizzativa, la questione da affrontare è prima di tutto culturale. Lo ha ricordato con incisività Don Ciotti: «Ci sono parole ambigue, che ingannano; accoglienza è una di esse poiché in nome dell’accoglienza facciamo i Cpt». Allora la prima necessità è cambiare le coscienze delle persone. «E’ necessario liberare la libertà. Essa si gioca sul terreno della giustizia, della legalità, della solidarietà e della dignità umana. Bisogna sostenere l’altro partendo dalla sua libertà e non dalla sua povertà». Cioè i diritti di uomini liberi e non la schiavitù del favore e della disperazione. Seguendo questo approccio il segretario dell’Arci, Paolo Beni, ha evidenziato «la necessità di riscrivere un nuovo patto di cittadinanza, rendendo gli immigrati soggetti attivi». Gli interventi della mattinata sono stati chiusi dal presidente del Pdci, Armando Cossutta che, ribadendo l’impegno del partito a fare della legge sull’immigrazione un contributo portante del programma dell’Unione, ha centrato «l’essenza della questione: l’immigrazione è un tema strutturale. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno che non è transitorio e per il quale si richiedono soluzioni non settoriali, soluzioni che devono tenere conto di un intreccio di aspetti. Non si possono considerare gli immigrati cittadini di serie B, perché non devono esistere cittadini di serie A e di serie B. Ma la sfida non è solo sui diritti, è anche sul terreno del pieno inserimento dei cittadini immigrati. Per questo – ha aggiunto Cossutta - è necessario il superamento dei Cpt, che oggi sono dei veri lager; e serve il diritto di voto. Dobbiamo fare una legge coraggiosa, innovativa e giusta». Alla ripresa dei lavori è intervenuto Fahi Elmi Ahmed che coordinerà per il Pdci i lavori di redazione della legge. Egli ha ribadito la necessità di abolire la Bossi-Fini e di elaborare un progetto partecipato e scritto con gli immigrati. Sul diritto di voto si è soffermata Alessia Montuori di Senza Confine affermando come questo diritto sarebbe «strumento di difesa per l’immigrato, ed un modo per dare voce a chi non ce l’ha». Toccante la testimonianza di Sudath Adikari della comunità Srilankese, che ha ricordato con semplicità che gli immigrati sono in Italia «per una vita migliore e per avere diritti fondamentali che ci facciano vivere come uomini». E Gianfranco Pagliarulo, senatore del Pdci, recentemente recatosi proprio a visitare i Cpt di Lampedusa e Caltanissetta, ha ricordato come, a proposito di una nuova legge, «si possa partire da una base giuridica straordinaria la nostra Costituzione che parla appunto di “persona umana"». Sul rapporto immigrazione carcere è stato importante l’intervento di Stefano Anastasia di Antigone, che ponendo l’attenzione sui Cpt li ha definiti «peggio delle carceri, luoghi di assenza di diritti». Per l’Osservatorio migranti di Agrigento, Leonardo Marino ha portato la testimonianza di naufragi e morte che troppo spesso nell’indifferenza si consumano sulle nostre coste: Caporossello, Lampedusa…, storie di morti che volevano essere persone.
L'Assessore del Pdci ai Servizi Sociali della Provincia di Cremona, Daniela Polenghi, e un gruppo di donne immigrate hanno proposto, in occasione dell'8 marzo, la sottoscrizione del seguente appello per promuovere una cultura di solidarietà e di apertura al dialogo, a favore dei processi di integrazione sociale
Cremona, 8 marzo 2004
Noi donne cremonesi, immigrate e no, invitiamo donne e uomini, associazioni e istituzioni, a sottoscrivere questo appello, affinché nel nostro territorio si affermi insieme la cultura della legalità, dei diritti di cittadinanza e del rispetto delle differenze.
Abbiamo fatto alcune simulazioni delle peripezie di un migrante che, come tanti a Parma non ha un lavoro a tempo determinato ma contratti stagionali fissi e rinnovabili (molti hanno contratti a tempo determinato stabili e fissi anno per anno). Questi lavoratori pur avendo un reddito stabile da lavoro non possono accedere alla carta di soggiorno poiché non sono assunti con un contratto a tempo determinato. Risultano provvisti di permessi di soggiorno di durata pari al contratto di lavoro o al massimo di sei mesi nel caso in cui debbano rinnovarlo nei periodi in cui non lavorano. Ci si trova al punto che nell'arco dell'anno rischiano di dover rinnovare il soggiorno almeno due, se non tre volte.
Voto ai migranti.Ordine del giorno dell'Ulivo presentato al Consiglio Provinciale di Cremona
04 Nov 2003
Voto ai migranti.Ordine del giorno dell'Ulivo presentato al Consiglio Provinciale di Cremona
Diritti degli immigrati. Proposta di modifica dello Statuto della Provincia
Roma, 4 novembre 2003
Ordine del giorno
Il Consiglio Provinciale
Considerato che:
- la Provincia di Cremona sostiene da anni iniziative a favore dell'integrazione degli immigrati attraverso i numerosi progetti che si possono sintetizzare nelle attività dell'osservatorio sull'immigrazione e che più in particolare gli obiettivi dell'intera progettualità sono sempre stati mirati alla promozione di processi d'inserimento e partecipazione nell'ottica dell'eliminazione delle disuguaglianze sociali e della rimozione degli ostacoli alla parità dei diritti e delle opportunità, per un pieno riconoscimento di cittadinanza sociale;
Alunni stranieri in rapido aumento nelle scuole italiane
18 Set 2003
Alunni stranieri in rapido aumento nelle scuole italiane
Analisi della Corte dei Conti nella Relazione sul Rendiconto annuale dello Stato 2002
Roma, 18 settembre 2003
Fra poco forse si avranno a disposizione i dati dell'anno scolastico appena iniziato. Meritano tuttavia di essere riportati, anche se in parte già noti, quelli dello scorso anno scolastico, data l'autorevolezza della fonte. La popolazione scolastica straniera registrata alla fine del 2002 era di 182.000 unità: 36.806 nelle scuole materne, 76.607 nelle elementari, 44.182 nelle medie, 24.062 nelle superiori. La media nazionale arriva al 2,31%, ma vi sono regioni, come l'Umbria, la Lombardia e le Marche, che superano o rasentano il 4%. Al vertice è l'Emilia-Romagna col 4,8%: al primo posto stanno gli alunni europei non comunitari (41, 64%), seguono gli africani (28,43%), quindi gli asiatici (15,05%) e gli americani (12%). Quanto alla nazionalità questa la graduatoria: Albania (32.268), Marocco (28.072 ), Romania (8.804), Serbia (8.511), Macedonia (5.035), Russia (4.971), Tunisia (4.187), Perù (4.822), Ecuador (4.345), Filippine (4.194).
Nelle note di Bankitalia il mercato del lavoro che cambia
15 settembre 2003
Cresce il numero degli extracomunitari che lavorano in Italia e cambiano anche i settori in cui sono tradizionalmente occupati.
Se in regioni come la Liguria, il 56% di coloro che hanno presentato domanda di regolarizzazione è impegnato in mansioni domestiche, in Lombardia e Veneto più della metà degli addetti all'industria è extracomunitario e, in province come Brescia, il dato si accentua fino a superare il 60%.
L'ultima ricerca fatta dalla Caritas evidenziava che a fine del 2001 la presenza di immigrati in Veneto superava le 141mila unità, di cui 127.588 con il permesso di soggiorno. La realtà è tuttavia diversa. E' certo che gli immigrati in Veneto sono più di quanto indica il numero ufficiale del Viminale. Il dossier Caritas che ha tenuto conto di minori e permessi non registrati ha stimato la presenza di oltre 170mila stranieri.